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Pubblica (dis)informazione e desolanti revirement


A. Minzolini e S. Berlusconi

Augusto Minzolini (e il suo padrone)

Non voglio soffermarmi sul servilismo del direttore (?!) del tg1, perché fin troppo evidente. Del resto, la prima rete nazionale, e non solo, è sempre stata al servizio del padrone di turno, che, fatto odiosamente notorio, si sceglie il proprio giornalaio lacché di turno che faccia da portavoce. Vero che quello attuale ha una sfacciataggine senza eguali, da fare invidia persino a Vespa, ma è altrettanto vero che fino a ieri quasi nessuno si era lamentato degli editoriali di prima serata del Minzolini, salvo i soliti pochi noti. Anche sulla necessità di “ripulire” il tg nazionale da giornalai faziosi e senza spessore si è levato il grido di FareFuturo, ovverosia il periodico on-line di Fini: ma i finiani dov’erano quando Minzolini fu nominato? Possibile che sia divenuto scomodo soltanto quando  c’è stata la rottura con il dittatorello? E le posizioni all’interno della RAI ricoperte da uomini di Fini? Costui critica il bombardamento mediatico delle testate berlusconiane, puntualmente arrivato con lo strappo da colui al quale nessuno deve dire di no, e poi scioglie i suoi segugi della notizia soltanto dopo essere stato estromesso dal partito co-fondato. Se questa è la politica delle italiche terre, non può non regnare tra gli elettori lo sconforto per una confusione che regna sovrana, forse volutamente. Io la leggo in questo modo: o Fini negli ultimi 16 anni, come ironizza qualcuno, ha vissuto davvero su Marte oppure ha coabitato con il gran capo sulla base di un mero compromesso politico. Se fosse vera la prima, allora Fini, tornato sulla terra, potrebbe felicemente andarsene in pensione perché non avrebbe la stoffa per dirigere la cosa comune. Se si optasse per la soluzione del compromesso la vicenda risulterebbe ancor più deprimente, perché, in soldoni, significherebbe che i due fondatori del pdl avrebbero convenuto di non darsi fastidio finché avessero ottenuto il proprio tornaconto. Non c’è che dire, un esempio di alta moralità e di fine strategia politica, la quale dimostra, se ce ne fosse ancora bisogno, come la classe dirigente che occupa le nostre istituzioni non abbia le capacità necessarie a dirigere un bel niente. E se il pesce puzza dalla testa, pensiamo a quello che succede nelle sfere sottordinate del potere, che spesso non vengono alla luce. Allora come ci si può meravigliare e soprattutto gridare allo scandalo che alla guida del tg1 ci sia Minzolini? Se al Ministero dell’Interno ci mettono un pregiudicato per resistenza ad un poliziotto che dipende proprio da quel Ministero, allo Sviluppo Economico uno che non sa di vivere in un appartamento acquistato da altri e via dicendo, come si può pensare di infinocchiare la gente mediante un revirement che sa tanto di mossa di basso politichese dettata, evidentemente, dall’accaparramento di nuove e più redditizie posizioni. Però, ciò che fa più rabbia è che gli italiani continuano a guardare il tg1, qualcuno a votare Fini, qualcuno a votare il politico di turno che mira soltanto alla poltrona, come se fosse normale, perché così vanno le cose.

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