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L’arroganza della casta


Raffaele Bonanni - segretario nazionale CISL

Raffaele Bonanni

Squadrista sarà lei Esimio Signor Bersani, antidemocratico sarà lei Pregiatissimo Signor Letta. In quali modi dovrebbero mostrare il proprio dissenso coloro ai quali non viene data voce? Possibile che siete in grado di alzare la voce soltanto contro i cittadini che protestano, anziché verso il regime che occupa le istituzioni? La verità è che qualcosa sta cambiando e voi lo sapete, per questo motivo vi chiudete a riccio difendendo, dietro la maschera di una inesistente democrazia, gli uomini del sistema, di qualunque colore essi siano. Prima le pluricontestazioni al pregiudicato per mafia, poi alla seconda carica dello stato e adesso ad uno pseudo-sindacalista. La contestazione a Bonanni è ancor più rilevante di quelle precedenti, in primis perché dimostra che non si tratta di predeterminazione faziosa, ma soprattutto perché intende spezzare, con l’unico strumento civile a disposizione delle minoranze, un sistema di potere arrogante. Come si può pretendere di non fischiare e contestare chi si definisce sindacalista, ma anziché difendere i lavoratori va a braccetto con confindustria? Allora se Bonanni è davvero un sindacalista il sindacato non serve più, basta confindustria a cambiare le regole senza dover mettere su il teatrino del confronto inesistente. Voi che insultate il popolo, che vi paga lautamente per rappresentarlo, dovreste fare il mea culpa per la situazione attuale: è anche colpa vostra se la gente comune è stanca di essere presa per i fondelli da voi che aspirate soltanto a prendere poltrone. Facile additare per voi che non sapete cosa significhi la paura del futuro, perché orami siete così lontani dal mondo reale, da pensare di avere il diritto di bollare di antidemocraticità chi attacca un sistema aggrovigliato su sé stesso, che anziché fare gli interessi dei più, continua arrogantemente a tutelare i propri interessi. Pertanto, anziché dare voce a chi è scontento, ai vostri comizi invitate ciarlieri e menzogneri, politici di lunga degenza o pseudo-sindacalisti a propinarci la solita minestra, fatta di tante inutili parole e di nessuna soluzione concreta. Quindi la contestazione ha semplicemente evitato che Bonanni ripetesse le solite boiate, giustificando con il paravento della modernità, dell’evoluzionismo mondiale, il suo essere parte di quel sistema di potere che un tempo i sindacati cercavano di scardinare conquistando quei diritti per i più deboli che costituiscono il vero progresso. Allora, voi continuate pure a difendere la casta alla quale degnamente appartenete, noi continueremo a fischiare e contestare duramente voi e quelli come voi, sperando che per cambiare davvero non si debba arrivare a sostituire gli squadristici fischi con strumenti più convincenti. A tirare troppo, la corda si spezza!

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  1. Andrea
    15 settembre 2010 alle 06:35

    Lancio una provocazione: è questione di voci, o di orecchie?
    Mi spiego: le forze a cui non è data voce, hanno una platea interessata?
    Perché mi sembra che il problema di Pomigliano ha tenuto banco finché non ci siamo stufati di sentirne parlare. Anche su Termini (situazione ben più grave) è calato il sipario. Ed Eutelia? Telecom? Alitalia?

    • Rosario
      15 settembre 2010 alle 07:42

      Semplicemente gli itagliani hanno la memoria corta! Passato il santo passata la festa…

      • Andrea
        15 settembre 2010 alle 07:57

        Io credo che in qualche modo ci sia voglia di cambiamento. Ma siccome non c’è più un modello da seguire (perché sono tutti in crisi), ci si tappa le orecchie e si aspetta il botto!

  2. 15 settembre 2010 alle 08:12

    Io credo che più semplicemente le masse sono guidate su cosa interessarsi o dimenticarsi, da una informazione “gestita” dall’alto. E poi c’è la leadership! E’chi guida che indica dove guardare, quindi se da un giorno all’altro chi governa si disinteressa di un problema (ad es. Termini o pomigliano) e la controparte fa lo stesso (i sindacati) con l’aiuto degli organi di info ufficiali che pian piano dimenticano, il gioco è fatto.

  3. Andrea
    15 settembre 2010 alle 11:41

    Non saprei…
    Si dimenticano gli interessi deboli: un italiano non potrebbe MAI dimenticare il calcio, perché è un interesse forte!

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