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L’agognato “lìder”


Scontro Fini-Berlusconi

Scontro Fini-Berlusconi

Da qualche mese, dopo un travaglio non ancora concluso, si è presentato sulla scena politica italiana un nuovo carismatico attore.  Egli , tutto da solo, è capace di:

  • incarnare  le aspirazioni di una destra moderna, europea ed europeista da confrontare ed affiancare alle destre di governo della Merkel o di Cameron;
  • raccogliere la delusione e lo sbandamento di tutti coloro che non trovano riferimenti nel vuoto assoluto della  sinistra;
  • dare all’ampia area moderata italiana una figura rassicurante.

Egli. Tutto da solo.

Eh si! Il nuovo si chiama Gianfranco Fini, dall’abile dialettica, dai modi amabili, dall’impeccabile eleganza e dalla solida preparazione . E non lanciatevi subito in facili critiche e pretestuose argomentazioni alla “ma dov’eri fino a ieri?”; Egli si è presentato portando in dote una caratteristica inesistente nell’intero arco parlamentare :  l’autocritica. Tutte le risposte alle vostre obiezioni sono ben affrontate e controbattute sulle pagine di FareFuturo, senza falsi orgogli e con il capo cosparso di cenere, il nuovo Fini è per la legalità, per l’accoglienza degli immigrati, per la costituzione, per l’ordine;  più a sinistra della sinistra,  più a destra della destra e saldamente al centro. Ok,  ok, il mio è vuoto sarcasmo; vorrei solo andare oltre il semplice “dov’era?” non pretendo di capire il “perchè era lì e non vuole più starci” ma, aspiro almeno a stabilire  “ma ora, possiamo credergli?”.  Ma se Fini ha impiegato 17 anni, 3 esperienze di governo (e relative leggi e decisioni politiche) e la condivisione di un partito per rendersi conto delle reali inclinazioni autoritarie di Berlusconi, che affidabilità dà come leader per il futuro? Dopo 17 anni di clamorose e “definitive” rotture ed altrettanti entusiasti abbracci pre-elettorali, qualcuno si meraviglierebbe se tra qualche tempo i due co-fondatori del PDL si ritrovassero di nuovo a recitare la parte dei migliori amici? Ma, oltre gli errori ammessi fin’ora, quanti altri ce ne sono? Ad esempio la “persecuzione” di una magistratura politicizzata nei confronti di B., che ancora oggi Fini sostiene esserci; potrebbe un giorno scoprire che è solo il lavoro di onesti giudici? E magari B. veramente ha corrotto i giudici o trafficato con la mafia? E allora esaminiamo in quale modo innovativo si stà comportando il “nuovo” :  perchè una volta consumatasi questa profonda rottura con il PDL e con l’influenza leghista sul governo, Fini garantisce ancora il proprio appoggio al governo? Si spiega tutto con il “mandato degli elettori”? Ma se Fini muove una profonda critica all’azione di governo, o ritiene che questa non è più in linea col mandato popolare, e allora non lo deve appoggiare, o ritiene di aver lui cambiato opinione rispetto a quanto proposto agli elettori con il programma elettorale… e allora dovrebbe dimettersi da parlamentare. Invece in questo momento assume un ruolo di ricatto per mantenere potere e influenza lasciandosi il tempo di fare proseliti al “nuovo”.  Insomma tattica consolidata nei lontani (?) tempi del pentapartito! In fin dei conti questa destra che tenta di affrancarsi dal populismo berlusconiano è ancora affetta dal problema di cui soffrono tutti gli altri partiti politici:  si affida sempre alla stessa classe dirigente.  Sono sempre loro, siedono tutti alla stessa mensa da decenni, parlano la stessa lingua, hanno le stesse regole e sono nello stesso fortino di privilegi e potere che gestiscono insieme.  Il nostro paese, in linea con quanto sa fare meglio, ha sostituito il ricambio generazionale con il riciclaggio e in questo contesto quello che di più nuovo può emergere è proprio “Egli”.

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  1. Rosario
    14 settembre 2010 alle 12:39

    Concordo in toto. Il cambiamento presuppone la tabula rasa e una nuova vera classe dirigente: basta riciclati dell’ultim’ora e politici di professione!!!

  2. Pietro
    14 settembre 2010 alle 20:28

    La tua analisi è apprezzabile nella sua ironia, i tuoi dubbi sono leciti, ma io voglio crederci, mi voglio attaccare a questo attore(perlomeno da oscar) e voglio provare a vedere se il tempo mi darà ragione, in quel caso sarebbe il paese intero a goderne.
    La classe dirigente si cambia anche con la legge elettorale, con l’uninominale e la preferenza espressa dai cittadini, e non con i partiti che scelgono chi far sedere alla camera….

    • 14 settembre 2010 alle 22:20

      Confermo e sottoscrivo che l’attuale legge elettorale senza preferenza è la più evedente ferita alla nostra democrazia.

    • Rosario
      15 settembre 2010 alle 07:44

      La classe dirigente si cambia con uomini nuovi che abbiano idee nuove e soprattutto che vogliano concretizzarle. Fini & c. sono da oltre 20 anni seduti sui banchi istituzionali, perchè adesso dovrebbero riuscire a cambiare?

  3. Andrea
    15 settembre 2010 alle 06:23

    La democrazia è completa solo in presenza di due forze: quella di governo e quella d’opposizione.
    Secondo me è meglio un’opposizione interna che una totale conformazione.
    Detto ciò, la recente storia ci insegna che in politica contano poco i trascorsi (la Lega rimbalza da sinistra a destra, la DC infetta a macchia d’olio tutti gli schieramenti, i comunisti governano e poi scompaiono, Gelli si trasforma da occulto burattinaio a storico di fama, terroristi che hanno fatto strage di civili vengono riabilitati).
    Quindi è lecito farsi domande, ma è d’obbligo ripristinare la democrazia: questo regime di fatto (regime di pace perché fondato sul controllo mediatico e non militare) si sovverte solamente con il voto responsabile e la diffusione libera dell’informazione (unica rivoluzione possibile ai giorni nostri).

  4. c1a7
    29 settembre 2010 alle 18:46

    Ho sempre nutrito dei dubbi su Fini. M’è parso sempre vacuo e vago. Poca sostanza. Come ministro degli Esteri voleva dire la sua in Afghanistan anche su temi che competevano alle autorità militari. Ricordiamoci che al famoso G8 Genova si trovava nella centrale di controllo di polizia e carabinieri. Con quali competenze non si sa. Certo, era vice capo del governo, mentre ministro degli interni era Scajola. Il che è tutto dire. Con Scelba non sarebbe accaduto: il politico siciliano non avrebbe perso un minuto a mandare a quel Paese un collega che si fosse intromesso in vicende che non gli competevano.
    E poi Fini s’è scelto come sodali tipi come Storace, Gasparri, La Russa, la Polverini etc. Mica Churchill, De Gaulle o Golda Meir. Insomma, non ha mai brillato. E anche il comportamento odierno lo dimostra.

  5. Rosario
    30 settembre 2010 alle 08:00

    Anche ieri fini ha dimostrato quello che è: il tipico politico itagliano degli ultimi 20 anni! L’articolo è azzeccatissimo, del resto è stato culo e camicia negli ultimi 16 anni con il dittatorello puttaniere che cosa ci si poteva aspettare?

  6. Rosario
    19 ottobre 2010 alle 15:45

    Come volevasi dimostrare: oggi FLI ha votato alla Camera contro l’autorizzazione a procedere nei confronti di Lunardi. Dov’è quella legalità “a tutti i costi” di cui l’agognato “lider” vorrebbe finalmente, nelle intenzioni, farsi paladino? Non cambieranno mai…

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