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Gli eroi di cui non abbiamo bisogno


 

Alpino vittima della missione di pace

Alpino vittima della missione di pace

 

Scrivere su quest’argomento non è semplice, perché la morte di persone giovani ti lascia sempre un senso di vuoto, soprattutto quando avvengono sul fronte di una guerra mai dichiarata, ma in realtà in pieno svolgimento. Tuttavia, farlo a molti giorni di distanza dall’evento consente di non lasciarsi trasportare dall’emozione, così da analizzare obiettivamente l’episodio. E allora, viene spontanea una domanda, forse ingenua, ma nella quale è racchiuso il senso dell’intera vicenda: davvero era indispensabile rischiare la vita di quattro ragazzi nel fiore della giovinezza? Per cosa poi? Per invadere, assecondando la volontà americana, un paese straniero dietro la facciata delle “missioni di pace”? O forse la realtà è molto meno complessa di quanto si pensi? Mentre quei quattro ragazzi hanno dovuto offrire alla ragion di stato il loro bene più prezioso, i figli dei ministri dov’erano? I figli di La Russa e Tremonti, ormai sembra amici fraterni, in quale locale della movida milanese stavano sgranchendo le loro gambe, per rilassarsi dopo giornate di duro lavoro? Sarà populismo, stupida demagogia, però quattro ragazzi sono morti. La verità è che la crisi economica e lavorativa giovanile spinge tanti giovani, soprattutto del sud, ad arruolarsi: un lavoro fisso e, magari, se ci scappa una missione anche una bella paga. Ecco cosa ha ucciso i quattro ragazzi del contingente italiano: il menefreghismo del potere, pronto a sacrificare i figli (degli altri naturalmente) per interessi di natura meramente economica (vi dice qualcosa la parola “petrolio”?). Quale risultato tangibile hanno prodotto le “missioni di pace” oltre al genocidio dei civili e la morte di tanti soldati “di pace”? Elezioni libere nei territori militarmente occupati che hanno fatto salire al governo in Afghanistan un uomo notoriamente corrotto?  Adesso abbiamo la nuova idea del mefistefelico ministro della guerra italiana: fornire i caccia di bombe. Cosa significa questo? Quanto meno che finalmente non si potrà più giustificare l’invio di soldati con l’utilizzo della più che abusata formula delle missioni di pace. L’uso delle armi, infatti, è fare guerra non difendere la pace. L’uso delle armi immotivato o, peggio ancora, falsamente motivato è occupazione coloniale per fini meramente economici inaccettabile, soprattutto quando a rimetterci le penne sono civili e giovani inviati allo sbaraglio per un piatto di lenticchie. Ecco perché non abbiamo bisogno di questi eroi, che controvoglia devono combattere una vera e propria guerra priva di ideali, abbandonando affetti e propria terra natia soltanto per cercare un futuro migliore che lo Stato non è in grado di fornire in altro modo meno rischioso.

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