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Una (seconda) repubblica fondata sulla mafia.


MafiaL’Italia è ormai una repubblica democratica fondata sulla criminalità organizzata. Partiamo dal vertice della piramide: la Corte di Cassazione ha riconosciuto provati i rapporti di Andreotti con Cosa Nostra, pur avendolo poi assolto per prescrizione. Più recente è la condanna, anche in secondo grado, di Dell’Utri, il cantore dell’eroe Mangano, per concorso esterno in associazione mafiosa. E poi, Cuffaro, noto per aver festeggiato con i cannoli la condanna per aver favoreggiato la mafia. Il Parlamento è, o è stato, ricco di personaggi indagati per rapporti con associazioni mafiose: Firrarello, Floresta, Gentile, Di Girolamo, Cosentino, per citarne qualcuno. Scendendo lungo la piramide, ritroviamo poi tutti i comuni sciolti per mafia, tutti gli appalti vinti dalle associazioni criminali, tutti gli imprenditori taglieggiati, la gestione dei rifiuti, il voto di scambio etc. In poche parole, ogni aspetto della vita pubblica, dalla politica all’iniziativa economica privata, fa i conti con il fenomeno mafioso, che è ben radicato nel nostro territorio, dal sud al nord. Essendosi il fenomeno sviluppato gradualmente nel corso del tempo, è inevitabile che all’ultimo stadio della crescita abbia inteso insediarsi nelle istituzioni, controllando, direttamente o indirettamente, la vita di un intero stato. Già Falcone aveva intuito l’esistenza del “terzo” livello, che trova sempre più conferma con le indagini sul cd. patto stato-mafia successivo alle stragi, allorquando Cosa Nostra ha definitivamente messo le proprie mani sulla cosa pubblica. La mafia consiste nella volontà di piegare l’interesse pubblico a quello proprio o della propria “famiglia” in senso lato, utilizzando la prepotenza per affermare il proprio predominio a discapito della collettività. La mafia, quindi, è divenuta ormai una mentalità, un modo d’essere della società nella quale viviamo. Basta riflettere a tutto ciò che accade intorno, in un contesto fossilizzatosi sul concetto tipicamente mafioso di “famiglia” in senso lato, ossia di appartenenza ad una cricca che ha come obbiettivo quello di fare l’interesse proprio o delle “proprie” persone, anche mediante l’uso della prepotenza. La “raccomandazione” cos’è se non il voler favorire una persona della propria cerchia a danno del più meritevole? La corruzione in cosa consiste se non nel piegare a proprio vantaggio un sistema mediante l’uso del denaro? Sporcare una strada gettandovi una carta che a casa propria si butta nel cestino dei rifiuti cos’è se non disprezzo per il bene collettivo? Utilizzare la corsia preferenziale per saltare il traffico non è un modo prepotente di imporre il proprio interesse a quello della collettività? Stanziare fondi pubblici alle scuole private, mentre le scuole pubbliche cadono a pezzi, non è una “imposizione” di un potere forte in cambio dell’appoggio elettorale? Questo è diventato il nostro stato: una grande cricca di furbetti del quartierino, che, facendo leva sulla condotta omertosa di chi si adegua perché “così funziona”, ha fatto della cosa pubblica uno strumento di tornaconto personale. Oggi, la mafia non uccide più come in passato, perché non ne ha bisogno: è talmente penetrata nella mentalità di ogni singolo da trovarsi la strada spianata! E’ così addentro alle istituzioni che per eliminare una persona scomoda non necessita più del ricorso alle bombe, essendo sufficiente, e meno eclatante, un provvedimento amministrativo di trasferimento del magistrato scomodo. Quindi, gli arresti “ad orologio” di cui si vanta il ministro leghista con il manganello pronto (solo ovviamente per i deboli), non risolvono un bel niente, perché la guerra la si vince modificando radicalmente una mentalità che, anche per colpa grave dei politici al potere, si è diffusamente insinuata ad ogni livello della piramide statuale. Il primo passo, conseguentemente, è il rinnovamento di una classe dirigente ormai collusa, anche solo per mera mentalità omertosa, con un sistema mafioso che ha raggiunto il suo scopo: colonizzare un intero stato, piegandolo alla propria volontà, alla volontà della “famiglia”. La vera svolta democratica, allora, presuppone un rivolgimento dell’intero sistema, che smuova le coscienze di coloro che si sono assuefatti ad un modo di vivere che non può essere più tollerato, il quale poggi le proprie fondamenta non più sul concetto individualistico di “famiglia”, ma su quello di “collettività”.

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