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La storia spezzata


Evoluzione

L’obiettivo dell’uomo dovrebbe essere quello di aumentare gradualmente il benessere collettivo, utilizzando saggiamente le risorse che la natura mette a disposizione. Il presente dovrebbe essere il ponte verso il futuro, perché è nel presente che si pongono le basi per consentire di inserire un altro mattone nella crescita del benessere collettivo, ponendo contestualmente le fondamenta sulle quali i posteri potranno posare a loro volta gli ulteriori mattoni della crescita. Così, i Romani non soltanto hanno civilizzato le terre conquistate, ma hanno posto le fondamenta della civiltà moderna, facendoci dono dell’antenato di quello che ancora oggi è il codice civile dei paesi latini. Analizzando invece il presente, mi viene difficile individuare le fondamenta che lasceremo in eredità ai nostri posteri. I bambini del futuro cosa leggeranno nei libri di storia quando arriveranno a studiare il XX secolo? Oggi, andando in giro per il mondo, possiamo ammirare “bellezze” architettoniche e artistiche perdifiato: pensiamo al partenone, al colosseo, alla muraglia cinese, alle piramidi etc. I nostri posteri cosa ammireranno del XX secolo? Le carcasse di cemento che infestano le zone industriali massacrate dalla crisi? Le mega centrali nucleari in disuso o, peggio, distrutte dagli eventi naturali? Abbiamo fatto progressi notevoli sul piano scientifico, ma cosa ne abbiamo ricavato per lasciare ai nostri posteri quelle fondamenta sulle quali ergere le cattedrali del graduale accrescimento del benessere collettivo? Facebook? Certo, nessuno può nascondere la meraviglia di internet, una grande invenzione in grado di accorciare le distanze terrestri. Il punto dolente, però, è che queste invenzioni tecnologiche anziché essere utilizzate per fini di aumento indiscriminato del benessere collettivo, costituiscono un mero strumento per la produzione di profitto o di nuove armi sofisticate per le cd. guerre-lampo (che in verità fino ad oggi non abbiamo ancora visto). La sensazione che mi pervade quando cerco di confrontare le meraviglie attuali con quelle del passato è di un totale svuotamento della “bellezza” e dell’umanitarismo in favore di un utilitarismo meramente consumistico e contingente. Il mondo va ripensato, tenendo conto della utilità delle risorse, della loro limitatezza e dell’obiettivo primario: il benessere collettivo. Ogni opera, ogni decisione, ogni invenzione deve avere quest’unico fine, far sì che il mondo progredisca all’unisono. Se l’uomo il giorno prima approda sulla luna, ma il giorno dopo 100 altri muoiono per una malattia non c’è progresso. E’ una sconfitta per l’intera umanità la morte per malnutrizione e mancanza di acqua. Non ci può essere progresso senza i valori umani, che prescindono da credi religiosi e tendenze politiche o ideologiche. L’uomo deve innanzitutto salvaguardare la propria comunità terrestre, facendo di tutto per estirpare la povertà e la sofferenza, perché finché ci sarà anche solo un “ultimo” tra i tanti, l’obiettivo non sarà stato raggiunto. Ci vorrà tanto per ottenere il risultato, ma noi non possiamo esimerci dal mettere il nostro mattone. E’ questo il compito di ogni uomo: dare continuità alla storia, affinché chi venga dopo abbia basi solide sulle quali costruire ed innalzare, innalzare e costruire fino a quando non sarà stato tagliato il traguardo del benessere mondiale! Perché dobbiamo essere proprio noi a spezzare la storia?

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  1. 7 aprile 2011 alle 08:29

    Non credo nella premessa che esponi: davvero credi che i nostri avi agissero tanto diversamente da noi? Il bene comune non ha mai mosso niente e nessuno (o quasi mai se vogliamo essere idealisti), le cattedrali le hanno costruite per affermare autorità e potere non per far pregare al coperto i fedeli, e i romani hanno portato la loro civiltà di vincitori non molto diversamente da come noi occidentali “esportiamo” la nostra. E poi i libri di storia sono un distillato di quello che scrivono i vincitori. Quindi alle generazioni future appariremo epici anche noi, al massimo saremo un’epoca di oscurantismo, quindi dalla tomba mi sentirò i miei pro-pro-pro-pro-pro nipoti che mi giudicheranno un pirla! La mentalità di benessere comune, che ora sta facendo giganteschi passi indietro, non si è mai radicata un modo diffuso e nei momenti di crisi si afferma il “si salvi chi può”, la legge della giungla a cui assistiamo oggi. Prima di aggiungere altri mattoni (o in contemporanea) credo sia importante capire come bloccare chi demolisce più velocemente di quanto si costruisca.

  2. Rosario
    7 aprile 2011 alle 08:40

    Si parla di ciò che ci hanno lasciato i predecessori: un gran monumento all’epoca era un opera di progresso ingegneristico che non aveva controindicazioni in termini di distruzione della natura. Oggi invece si costruisce una centrale nucleare che non soltanto è un monumento di una bruttezza inestimabile, ma che sarà lasciata al suo destino quando avra finito di produrre, diventando una carcassa di cemento non paragonabile, tra 300 anni a quello che oggi per noi rappresenta il colosseo di 2000 anni fa. Occorre contestualizzare ovviamente ogni attività di progresso, perché la civilizzazione dei romani, ad esempio, è stata un mattone che ha consentito il trapasso dalla preistoria alla storia, anche se avvenuta in modo violento. Ma all’epoca non potevi fare diversamente, perché l’uomo combatteva anche per procacciarsi il cibo. Oggi invece l’uomo combatte solo ed esclusivamente per il profitto: alle cattedrali innalzate per gli dei, si sono sotituite le cattedrali innalzate per il profitto, l’unico dio che manovra, oggi, il progresso.

  3. Pinco Pallo e rompino
    10 agosto 2011 alle 11:48

    Ma che vi è morta la maestra, a tutti quanti?

    Ho letto “un opera” e mi è corso un brivido di raccapriccio giù per la schiena…

    O tempora, o mores!

    • 14 agosto 2011 alle 16:52

      cos’è la vita senza brividi

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