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La crisi del sistema occidentale


CRISI

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Grecia, Irlanda, Portogallo, Spagna, Italia e adesso nientemeno anche gli Stati Uniti! La superpotenza, che esporta la sua idea di democrazia nel mondo a suon di bombe, è vicina al default: dov’è finito il sogno americano? La crisi morde le caviglie soprattuto all’Occidente industrializzato, quello che si vanta di essere la società del benessere, dell’uguaglianza, della democrazia. La situazione americana dovrebbe finalmente far riflettere i grandi economisti e i politici di quest’area del mondo al fine di un ripensamento dell’intero sistema liberistico portato alle sue estreme conseguenze. Un sistema che arricchisce i pochi e impoverisce sempre di più la classe media. Un sistema fondato sul debito: sono indebitate le imprese, alla mercè degli strozzini legalizzati ossia le banche, sono indebitati sempre di più i consumatori, con la fantastica idea del credito a consumo per far spendere più di quanto si guadagni, sono indebitati gli stati, che per offrire servizi e fare stronzate come le guerre, anziché basare le uscite sulla capacità di entrata emettono sempre più titoli. In sostanza, il sistema novecentesco ha fallito, perché non ha nulla di innovativo rispetto al medioevo: in pochi si arricchiscono e sono sempre gli stessi, gli speculatori, che non soltanto fanno sempre più soldi, ma sono anche i meno tassati, perché nelle menti bacate dei grandi pensatori contemporanei, le rendite finanziarie non vanno tassate altrimenti si bloccherebbe l’economia!!! Invece, sono proprio questi pensatori beceri e anacronistici ad aver bloccato il mondo, ad aver creato una forbice ormai incolmabile tra i pochi ricchi e i sempre più numerosi poveri. Un sistema fondato sulla creatività dei geni dell’economia e della finanza mondiale, che hanno partorito i subprime, gli hedge funds e le varie cagate dalla definizione affascinante, ma dal vuoto sottostante. L’economia creativa ha spazzato via quella reale, portando ricchezza eterea e priva di consistenza, perché fondata sul nulla! Le uniche economie che tirano in questo periodo, quindi, sono quelle dei paesi in via di sviluppo, come la Cina e l’India, le quali si sono inserite nel vuoto dell’economia reale lasciato dai paesi industrializzati occidentali, producendo ricchezza reale. I cinesi, infatti, fanno tessuti, giocattoli, producono ciò che è reale, forse perché, per loro fortuna, non hanno i geni della finanza che l’economia occidentale competitiva ha creato negli ultimi decenni. Il problema allora non è, come vorrebbero far avvertire i fautori di questa situazione, che in Cina non ci sono le garanzie per i lavoratori e gli stipendi sono più bassi, ma è che la politica industriale nei paesi occidentali non c’è più! Nel paesi occidentali si è cercato di portare alle estreme conseguenze il benessere creato proprio dall’industrializzazione, per cui si è tentato di produrre ricchezza senza fatica, senza il sudore di quegli operai che per anni hanno costituito la spina dorsale di tale benessere! E via con i fondi speculativi, i titoli tossici e così via. Sempre più fabbriche chiudono, perché la ricchiezza da noi non è più prodotta dagli imprenditori, ma tutto dipende dai titoli quotati in borsa, dal valore del petrolio e dallo scmabio euro-dollaro. Gli stati, quindi, non sostengono le imprese che producono, ma anzi le tassano, lasciando, invece, liberi di guadagnare e non pagar tasse chi si arricchisce con questo sistema: perchè non tassare pesantemente le rendite finanziarie e con i relativi introiti finanziare le imprese, che così non dovrebbero indebitarsi nei confronti delle banche? L’economia è molto più semplice di quanto ci vogliono far credere, ma agli sciacalli che guadagnano sulla crisi conviene far pensare il contrario!

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