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E la chiesa? Quando farà sacrifici?


Anche i Vescovi insegnano come fare i sacrifici ... ma loro non li fanno

Anche i Vescovi insegnano come fare i sacrifici ... ma loro non li fanno

Ovviamente, sulla questione dei “sacrifici” per risanare, per l’ennesima volta, il bilancio statale, non poteva mancare la voce dei vescovi, che, dal quotidiano l’Avvenire, lanciano la loro proposta di intervento su cinque punti:

1) ridimensionamento delle missioni all’estero;

2) pensioni d’anzianità;

3) tassa di solidarietà;

4) tagli ai costi della politica;

5) snellimento dello Stato.

Si fermano qui i vescovi: e le agevolazioni fiscali alla chiesa? I vescovi italiani in nulla si differenziano dai politici: tante proposte, ma mai una che colpisca i propri interessi.

Il Sole 24 Ore, qualche anno fa, fotografò la situazione fiscale della chiesa, per la quale “a partire dal 2007 è prevista anche l’esenzione dell’Ici per gli immobili adibiti a scopi commerciali per la Chiesa, basta che sia mantenuta una piccola struttura destinata ad attivitá religiose”. Conseguentemente, come affermato dal radicale Turco, mentre un ospedale privato paga regolarmente l’Ici, un ospedale che ha una piccola cappella al suo interno non la paga. Stesso discorso per gli alberghi. Non solo. Sempre Il Sole parlò delle “mille agevolazioni fiscali di cui gode la Chiesa” che finirono anche nel mirino dell’antitrust europea:
IRES: È previsto l’abbattimento dell’Ires del 50% nei confronti di una serie di soggetti tra cui gli enti di assistenza e beneficenza e gli altri enti il cui fine è equiparato per legge ai fini di assistenza ed istruzione. Tali agevolazioni, ovviamente, non competono agli enti ecclesiastici non riconosciuti o a quelli che, sebbene siano stati riconosciuti, svolgono un’attivitá commerciale.
Nel caso di attivitá promiscua (commerciale e religiosa) gli enti ecclesiastici sono obbligati a distinguere le differenti fonti d’entrata; in particolare tutte le operazioni di carattere commerciale sono soggette all’Iva (non lo sono, tuttavia, le attivitá religiose commerciali ospedaliere e quelle didattiche) e, quindi alla tenuta, oltre che del codice fiscale, della partita Iva.
La legge italiana stabilisce, inoltre, che il reddito dei fabbricati di proprietá della Santa Sede è esente dall’Ires, mentre i fabbricati destinati esclusivamente all’esercizio del culto e quelli esistenti nei cimiteri e loro pertinenze non vengono considerati produttivi di reddito, a prescindere dalla natura del soggetto che li possiede.
IRAP: La legge stabilisce poi, per quanto riguarda le retribuzioni corrisposte ai sacerdoti dalla Chiesa cattolica, che non costituiscono base imponibile ai fini dell’Irap. Occhio di riguardo anche per il trattamento fiscale dei proventi derivanti dall’attivitá lavorativa dei religiosi appartenenti agli enti ecclesiastici. La legge consente agli enti religiosi, per quanto riguarda le spese relative all’opera prestata in via continuativa dai membri degli enti religiosi, ai fini della determinazione del proprio reddito di impresa, la deduzione, per ciascuno dei propri membri che prestano la loro opera nell’attivitá commerciale imponibile, di un importo corrispondente all’ammontare del limite minimo annuo previsto per le pensioni corrisposte dal Fondo pensioni dei lavoratori dell’Inps.
Mentre i dipendenti della Santa Sede e dello Stato della Cittá del Vaticano sono esentati dall’Irpef. Le retribuzioni, di qualsiasi natura, le pensioni e le indennitá di fine rapporto corrisposte dalla Santa Sede, dagli altri enti centrali della Chiesa cattolica e da altri enti gestiti direttamente dalla Santa Sede ai propri dignitari, impiegati e salariati, ancorchè non stabili, sono esenti dall’Irpef e dall’imposta locale sui redditi.
TASSE IMMOBILIARI: Gli immobili pontifici sono esenti da tributi sia ordinari chè straordinari, verso lo Stato o qualsiasi altro ente.
TASSE DOGANA: E le merci provenienti dall’estero e dirette alla Cittá del Vaticano, o fuori della medesima, a istituzioni o uffici della Santa Sede, ovunque situati, sono sempre ammesse da qualunque punto del confine italiano e in qualunque porto della Repubblica al transito per il territorio italiano con piena esenzione dai diritti doganali e daziari”.

Quando la chiesa farà la sua parte? Non vuole che i sacrifici colpiscano le famiglie? Si cominci a sforbiciare le agevolazioni ficali di cui gode la chiesa, allora, anziché eliminare quelle per le famiglie. Perché se i sacrifici sono per tutti, il buon esempio lo dovrebbero dare proprio coloro che guidano il gregge, ossia non soltanto i politici ma anche i pastori. Ma tanto si sa, chiunque in questo paese predica bene e razzola male. Quando si tratta di ottenere consensi escono tutti fuori a difendere questo o quel settore della società, non appena si chiede a costoro di dare il loro concreto contributo si bollano le proposte come demagogiche e faziose.

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