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Il populismo


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gesto populista...ovvero che interpreta perfettamente il pensiero del popolo

Sempre più spesso, ma soprattutto sempre più a sproposito, i politicanti itagliani utilizzano il termine populismo per attaccare chi è contro. Ma ciò che dovrebbe destare maggior scalpore è che ad utilizzarlo sono soprattutto i rappresentanti della “sinistra”, ossia di quei partiti che, almeno nelle radici, dovrebbero rappresentare proprio gli interessi delle classi popolari. Proprio ieri il governatore vendola, la cui giunta è stata colpita da numerosi scandali, ha attaccato grillo, definendolo un “populista inquetante”. E sempre in questi ultimi giorni il vocabolo è stato utilizzato dal politico dalle maniche rimboccate bersani, che, non volendo sentire storie sul taglio all’illecito finanziamento pubblico ai partiti, ha gridato: “Basta col populismo”. Eppure, populismo non dovrebbe essere una brutta parola. Se si legge il vocabolario, si scopre che il termine populismo non indica nulla di così “peccaminoso”, da meritare un uso tanto dispregiativo da parte dei politicanti nostrani. Nel dizionario della lingua italiana di Coletti, che troviamo su corriere.it, si legge:

Atteggiamento o movimento politico tendente a esaltare il ruolo e i valori delle classi popolari;

– oppure, movimento rivoluzionario russo della fine del sec. XIX, che propugnava l’emancipazione delle classi contadine e dei servi della gleba attraverso la realizzazione di una sorta di socialismo rurale.

Insomma, il populismo, almeno per coloro che si definiscono di sinistra, dovrebbe rappresentare un’ideale da realizzare: l’emancipazione sociale delle classi popolari. Invece no, per i politicanti sinistroidi, sempre più radical chic, populismo va utilizzato per additare e screditare l’avversario, trasformando il nobile originario significato in qualcosa di spregiativo, come riportato sempre nel dizionario citato:

– atteggiamento demagogico volto ad assecondare le aspettative del popolo, indipendentemente da ogni valutazione del loro contenuto, della loro opportunità.

Insomma, il populismo di coloro che, senza avere idee, cavalcano il malcontento popolare per acquisisre potere. Tuttavia, più questi politicanti, sedicenti di sinistra, attaccano i loro avversari usando spregiativamente termini nobili, più mostrano di non avere argomenti validi da portare all’elettorato. Pertanto, messi all’angolo dall’emersione delle loro malefatte o inettitudine, di fronte ad iniziative di “rottura” del sistema prese da giovani lontani dalla militanza partitica, si vedono costretti a difendere la propria casta, vestendo le novità di “demagogia” o, in senso spregiativo, di “populismo”. Insomma, questi politicanti ormai sputtanati da anni di militanza nelle istituzioni, quasi si trattasse di un posto fisso, cercano ogni volta di ristrutturarsi agli occhi della popolazione come portatori di idee nuove e realizzabili, contro chi, attaccando la classe dirigente che ci ha governato negli ultimi 30 anni, costituita sempre dalle stesse facce di bronzo, viene tacciato di demagogo o populista. La verità è che il popolo italiano ne ha le palle piene di questi signori, che non soltanto ci hanno inabissato nell’alveo di una crisi economica senza precedenti, ma continuano impunemente a mantenere i privilegi che si sono autodistribuiti, anche andando contro la volontà espressa, plebiscitariamente, dalla popolazione, quando ha deciso, con un referendum, di abolire il finanziamento pubblico ai partiti. Allora, che continuassero pure ad offendere chi è contro il loro sistema definendolo populista, in senso spregiativo, perché in questo modo non fanno altro che far aumentare il numero di coloro che nel tempo stanno aderendo al partito dell’antipolitica! Io lo sono populista, e soprattutto ne sono orgoglioso, perché, a differenza di questi balordi autoreferenziali, voglio una società migliore, fondata sulla eguaglianza, così come scritto nella Carta Costituzionale. Ma il miglioramento non può prescindere dalla emancipazione delle classi popolari, che tanto dispezzo suscita nei politicanti itagliani, soprattutto di sinistra.

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  1. 17 aprile 2012 alle 21:44

    Ognuno interpreta a proprio modo. Chi non capisce, si offende!

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