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L’arroganza


L’arroganza è la caratteristica principe dell’atavico provincialismo italiota, nel quale la capacità e la bravura di una persona si misurano ancora in base ai privilegi che riesce a strappare e mantenere. Essendo i rappresentanti del popolo lo specchio di chi li vota, l’arroganza diviene inevitabilmente la peculiarità intrinseca dei nostri politicanti, la cui intensità aumenta proporzianalmente al numero di anni di attaccamento alla poltrona. Basti fare due esempi su tutti e bipartisan: “baffetto malefico” d’alema, che più passa il tempo più crede di essere l’unico uomo intelligente sulla faccia della terra, e il macho man di arcore, il quale in tutta la sua carriera politica se n’è sempre infischiato della costituzione e dei principi democratici, utilizzando la cosa pubblica a suo piacimento e per i suoi interessi personali, e che ancora oggi si autodipinge come il salvatore della patria! L’arroganza poi si manifesta in maniera ancor più sfacciata nella difesa dei privilegi della casta: quante volte questi signori hanno detto che si sarebbero tagliati lo stipendio o che avrebbero ridotto il numero dei parlamentari o che avrebbero drasticamente dimonuito il numero di auto blu? Ed invece ci tocca leggere che il dinosauro de mita ancora gira con la scorta, pretendendo di entrare con l’auto di stato di cui ancora inspiegabilmente gode in zone proibite a tutti i comuni sudditi (http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/08/30/campania-vigilessa-chiese-perche-ancora-scorta-a-de-mita-sanzionata/337747/). Ecco l’arroganza del politicante italiota! Come se l’elezione a parlamentare anziché far sorgere una responsabilità per il mandato da svolgere nell’interesse collettivo, costituisca il passpartout per fare ciò che cazzo gli pare: avere l’auto blu con autista, camminare nelle corsie preferenziali, mangiare a sbafo alla bouvette del senato, prendere voli di stato per i cazzi personali, entrare allo stadio gratis etc. Per non parlare di stipendi e vitalizi. Se poi qualcuno tocca tale sistemia di privilegi si becca del demagogo e populista, o verbalmente violento e antipolitico, se non addirittura fascista del web (vero caro bersani?). Insomma: “Io sono io e tu non sei un cazzo”! Sì, perché i politicanti nostrani assomigliano tanto al marchese del grillo, continuando a ridicolizzare, senza saperlo, il sistema di cui fanno parte dal suo interno.

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Categorie:politica
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