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Ma come si può non generalizzare?


In allestimento nuova sede consiglio regionale Lazio

In allestimento la nuova sede del Consiglio Regionale del Lazio

In questi giorni stiamo assistendo ad uno stillicidio di provvedimenti della magistratura e del governo rivolti a combattere il malaffare politico. Si è partiti da “er (ciccione) batman”, per arrivare ai gruppi consiliari di piemonte, campania ed emilia romagna, passando per il molise e il consigliere laziale dell’idv, fino allo scioglimento del consilgio comunale di reggio calabria per continguità mafiosa e ad arrivare all’arresto dell’assessore lombardo zambetti che si è comprato i voti delle ‘ndrine. Vero è che non bisognerebbe fare di tutta l’erba un fascio, ma come si può non pensare male della intera classe politica italiana? Come si può, per il cittadino mai tanto lontano dalle istituzioni, non ritenere che siano tutti uguali? Finché ci sarà questo distacco tra il politico, di qualsiasi livello e grado, e il cittadino che dovrebbe rappresentare e tutelare, nessuno potrà tacciare di qualunquismo il pensiero della maggior parte della popolazione. Perché i privilegi di cui godono i politici nostrani, derivanti oltretutto da una inspiegabile autoreferenzialità delle istituzioni (in sostanza se li concedono da soli) e dalla prepotenza provincialotta dei governanti, sono diventati così odiosi, soprattutto in un periodo dove ad essere tartassati sono i soliti noti, da non trovare più alcun tipop di giustificazione! Ma chi dice che un parlamentare debba guadagnare in una legislatura tanto quanto un operaio non riesce a guadagnare in 40 anni di lavoro usurante? Ma chi ha deciso la gerarchia del merito? Perché un consigliere regionale dovrebbe essere considerato migliore di uno spazzino e quindi guadagnare di più? Certo, in uno stato ideale, dove il rappresentante venisse eletto regolarmente solo per la sua capacità di governare e realizzare l’interesse collettivo, e non per le infilitrazioni mafiose o gli accordi sottobanco con i poteri forti, allora sarebbe, non giusto, ma quantomeno comprensibile, nel sistema attuale, una differenza di retribuzione così notevole. Ma nel mondo reale, nel quale si sa che i governanti sono spesso incapaci, che sono lì per favori e compera di voti, e comunque unicamente per realizzare interessi personali e familistici, diventa inconcepibile una divaricazione tanto profonda ed estesa con il cittadino medio. Ed ecco che per dare il contentino, i banchieri approvano in fretta e furia un decreto legge di tagli agli enti locali che, nel marasma generale, colpiscono tutti, acominciare dai cittadini stessi. Anziché intervenire sulle sacche del malaffare, con pene esemplari e incisive, quali l’allontanamento definitivo dalla vita pubblica e il pignoramento di tutti i beni comprati con i soldi pubblici, si avocano i poteri delle regioni, come se in questo modo si possa combattere il problema. Allora, il populismo e la demagogia non sono astratte visioni dell’uomo qualunque, ma la conseguenza del modo in cui si comportano i balordi incollati alle poltrone, checché ne dicano bersani & c.

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