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Il volere del Popolo Sovrano

10 marzo 2011 3 commenti

Fila per le primarie del PD

Partecipazione alle primarie del PD

E’ di ieri la notizia che a Triggiano, ridente comune di circa 27000 abitanti nella provincia di Bari, le primarie del PD (partito che alle ultime comunali ha raccolto il 63% di consensi al primo turno!) hanno investito come candidato sindaco tal Adolfo Schiraldi. La notizia è che con il magnifico strumento delle primarie, intelligente mezzo di democrazia diretta che dovrebbe dare ai cittadini il potere di selezionare la classe politica, ha incoronato un indagato. Ora, che le primarie abbiano non pochi difetti è palese ma, il dato per me più interessante è che ad ogni occasione utile i cittadini mostrano la loro profonda appartenenza al “sistema”. Certo il PD ha un codice etico di mirabile fattura (che invito tutti ad andare a leggere, in particolare l’art.5),  secondo il quale quella persona non dovrebbe essere nemmeno candidato, ma in fondo perché applicare regole che ci si è dati da soli e soprattutto che nessuno legge? La palla quindi passa nel campo dei cittadini/elettori che coperti ed allineati corrono a dare leggittimità popolare a personaggi di chiara disonestà. Mi è venuto il sospetto che lo scandalo delle primarie a Napoli è scoppiato solo perché gli elettori si sono ribellati all’invasione dei cinesi anche nel campo del clientelismo, che porta ad un inevitabile abbassamento delle tariffe dei voti! Naturalmente tale atteggiamento si rispecchia anche nelle elezioni politiche. Ma siamo tanto sicuri che se le liste non fossero bloccate, gli elettori selezionerebbero meglio i propri rappresentanti?  Con queste premesse non so proprio come possa materializzarsi in Italia una seria ipotesi di cambiamento. Certo se a quelle primarie nel ridente comune di  Triggiano avesse deciso di presentarsi un cittadino onesto e volenteroso (da notare che anche il perdente non è del tutto fuori da indagini varie) e che, approfittando del magnifico strumento delle primarie,  migliaia di cittadini aderenti o meno al PD avessero dato il proprio appoggio al quel cittadino, ecco che si sarebbe aperto uno spiraglio in una diga. Ci vuole partecipazione, coinvolgimento, bisogna alzarsi dalla poltrona e capire che non è vero che il singolo non può fare niente; bisogna essere vigili e agguerriti e sfruttare ogni opportunità (come ad esempio le primarie) come grimaldello per scardinare certe logiche politiche; bisogna mettersi in gioco, non aspettare che qualcuno faccia qualcosa per noi! Non pensare che il male sia ovunque ma, cercare i modi di fregarlo “Il Male”, anche sfruttando i suoi stessi strumenti (come i partiti politici). Ecco, tale coinvolgimento, tale coscienza civile è forse più difficile di una rivoluzione violenta e “di stomaco”, di quelle che fanno tanto casino e poi non cambiano nulla.

“Tengo i voti”!

28 febbraio 2011 1 commento

L'urna

L'urna

Avete mai provato ad entrare nella sede di un partito, di quelli tradizionali, di qualunque colore e specie, e chiedere di essere candidati? Dal livello più alto fino a quello locale, la domanda che ti pongono non è: “Quali sono le tue idee? Cosa proponi per migliorare le cose? etc.”. No. La domanda è, tristemente, un’altra: “Quanti voti hai?”. La politica diventa allora un mero calcolo aritmetico, dove non contano le idee dei singoli e i bisogni della comunità, ma soltanto superare, in percentuale, la controparte. In questo modo, non è il cittadino a scegliere tra i candidati quello che lo deve rappresentare sulla base del bagaglio di idee di cui costui si fa portatore, ma è il candidato che viene scelto in relazione al numero di voti che è in grado di apportare al partito. Una democrazia rovesciata, quindi, dove le elezioni non sono più un momento di partecipazione collettiva alla vita pubblica mediante la scelta del proprio rappresentante, ma la mera ratifica delle previsioni di addizioni e percentuali preparate con dovizia durante la campagna elettorale. Le elezioni diventano solo una farsa democratica, perché il singolo voto non è dato quale effettiva libera scelta tra i candidati che ci parlano del futuro della collettività e delle loro idee per migliorarlo, ma in base ad una becera spartizione di quartiere, dove ciascuno vota in base a promesse o rapporti di parentela o amicizia, in vista del “ritorno” che ne può avere lui stesso o il proprio familiare o l’amico dell’amico. Lo status quo è ormai così radicato che chiunque, per aver vinto le elezioni apparentemente democratiche, si sente al di sopra della legge, si sente in diritto di restare impunito, qualunque schifezza abbia commesso, soltanto perché legittimato dalla fredda percentuale dei voti ricevuti. Perché il dittatorello è ancora al suo posto nonostante i fallimenti accumulati in venti anni di governo? Perché “hai i voti”! Perché nel piccolo comune un sindaco pregiudicato, magari colluso con le mafie, che non fa altro che sperperare i soldi dei cittadini continua a governare? Perché “ha i voti”! Ecco allora che a governare non sono i “migliori”, gli onesti, ma coloro che più degli altri sono riusciti ad intrecciare relazioni, anche illegali, costruendosi un bacino di voti clientelari in grado di aprire le porte alla candidatura e alla ri-candidatura. Questo fenomeno rende possibile anche il trasformismo e il riciclo, perché colui che “ha i voti” può passare liberamente da destra a sinistra o viceversa, fregandosene di idee e valori, tanto con il proprio cestino di voti ha sempre una porta aperta da parte di qualunque partito. Per una vera democrazia, dove la politica torni ad essere la risposta ai bisogni della comunità, occorre slegare il potere dal numero, affidando il governo a chi, con passione e onestà, decida di mettere le proprie capacità al servizio dello stato. Un obbiettivo che presuppone un radicale mutamento di mentalità, in modo che le elezioni siano un momento di libera scelta di rappresentanti capaci e non di professionisti delle relazioni. Deve essere candidato chi ha idee, il costruttore di futuro, non chi “ha i voti”.

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