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Il sistema è fallito


Caduta libera

Caduta libera

Non si capisce se ci prendono per il culo o se ci credono per davvero! Forse è soltanto l’estremo tentativo di mantenere in vita un moribondo ormai alle soglie dell’inferno: come una sorta di accanimento terapeutico. Il sistema capitalista e consumistico  è giunto ormai al capolinea, ma coloro che ne hanno tratto ricchezza e potere fanno di tutto per tornare alla “normalità”. Prendiamo le grandi case automobilistiche: ormai il mercato è al collasso, con perdita mensile di immatricolazioni: è un’emorragia senza freni. Il motivo? Molto più semplice di quel che ci vogliono far credere: non si comprano più le auto, perché il mondo ne è già pieno. Negli ani ’80 e successivi c’è stato il boom di vendite di automobili. Ogni famiglia ne ha in garage almeno due. In genere, per ogni figlio maggiorenne se ne acquistava una. Le strade sono un formicolaio di auto, dove si cammina a 10 km orari a causa delle code dovute al numero di autovetture in circolazione. Ma se trent’anni addietro le auto si vendevano perché ogni famiglia, spinta al consumismo sfrenato, acquistava, adesso queste famiglie non ne hanno più bisogno! I garage sono pieni, non saprebbero dove metterle. Insomma, si è arrivati al collasso con la sovraproduzione di prodotti, spesso inutili, che non riescono più ad avere mercato semplicemente perché tutti hanno acquistato tutto e anche più di quanto servisse. Prendete i telefonini: ormai tutti ne hanno almeno uno, per cui le case produttrici oggi vendono solo a chi decide di cambiarlo. E’ evidente che quando si sforna un prodotto nuovo, che nessuno ancora ha, se ne vendono a bizzeffe. Ma quando tutti hanno comprato quel prodotto, i numeri si abbassano pesantemente, perché lo stesso prodotto viene ricomprato soltanto da chi ha bisogno di sostituire il vecchio. E’ questo il limite del capitalismo: non può durare più di alcuni decenni, perché il consumismo, nel lungo periodo, porta paradossalmente all’effetto contrario di quel che rappresenta, ossia al calo delle vendite, con conseguente sovraproduzione che resta a marcire nei magazzini delle aziende. La conseguenza è la povertà, perché il sistema industriale entra in crisi e gli operai ed impiegati vengono messi in cassa integrazione. Ma se gli operai non guadagnano come in passato, il telefonino non lo cambieranno più e quindi il commerciante, a sua volta, cala i propri profitti e non andrà più nell’hotel di lusso, che a sua volta assumerà meno camerieri stagionali. Ed ecco che la povertà aumenta (http://www.corriere.it/economia/12_luglio_17/istat-indicatore-poverta-famiglie_8a1d4334-cfe7-11e1-85ae-0ea2d62d9e6c.shtml). Gli unici settori che tengono sono i beni di lusso, ma perché non sono alla portata di tutti e la ricchezza esistente si è accumulata nelle mani di quei pochi, i quali, non a caso, sono quelli che stanno tentando a tutti i costi di mantenere disperatamente lo status quo. Ma il capitalismo sfrenato e il consumismo connesso hanno fatto il loro corso, per cui adesso è necessario ripensare il mondo, e ripensarlo in una maniera completamente diversa: equo e solidale. Un mondo dove il primo obbiettivo sia la dignità di ogni singolo essere umano, dove il profitto venga messo al bando e nel quale il bene collettivo sia posto al di sopra di ogni altra cosa. O si va in questa direzione volontariamente, oppure ai arriverà allo stesso risultato mediante altre strade necessitate da una situazione che sta diventando sempre più insostenibile.

Ecco chi ci guadagna dalla crisi!


Il sistema occidentale è in crisi? i governi impongono misure di rigore, chiedendo sacrifici ai cittadini? Le aziende licenziano e la cassa integrazione è all’ordine del giorno? Eppure c’è chi della crisi non ne risente: i manager delle grandi multinazionali quotate a wall street (http://www.repubblica.it/economia/finanza/2012/06/18/news/nessuna_crisi_per_gli_stipendi_di_wall_street_tra_i_big_anche_lamberto_il_figlio_di_andreotti-37461232/?ref=HRER2-1). Guarda caso, gli unici che continuano ad arricchirsi senza pudore sono i capi di quelle imprese che, pur di fare profitto, non si fanno scrupoli a passare sopra tutto e tutti, negando diritti e schiavizzando anche i bambini. Così la apple, che massacra i lavoratori delle aziende cinesi di assemblaggio dei tablet, spingendoli al suicidio (http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/26/suicidi-nella-fabbrica-apple-cina/186730/), ha elargito a tim cook 377.996.537 dollari, ed oracle, che licenzia in Italia i lavoratori per ristrutturazione aziendale (http://punto-informatico.it/2587097/PI/Brevi/oracle-lavoratori-sciopero.aspx), ha pagato larry ellison 77.556.015 dollari. Gli stipendi dei supermanager nell’ultimo anno sono aumentati del 5%, mentre la povertà nei paesi occidentali è lievitata notevolmente (http://www.blitzquotidiano.it/economia/usa-crisi-poverta-a-new-york-mai-cosi-alta-dal-2005-1196015/). E’ un caso? E’ un caso che le borse sono in picchiata e che i manager delle imprese quotate nelle stesse sono sempre più ricchi? E’ evidente che la corsa al profitto è la causa del male dei nostri tempi. Matematicamente non c’è altra alternativa: se la ricchezza complessiva resta invariata e qualcuno aumenta i propri averi, qualcun altro dovrà diminuirli. E’ il classico sistema dei vasi comunicanti. Solo che per uno che aumenta la propria ricchezza se ne impoveriscono centinaia di migliaia! L’unica soluzione dunque non può che passare attraverso la modifica radicale di questo sistema imperniato sul profitto e la corsa al benessere individuale, per realizzare un mondo equo, dove la forbice tra ricchi e poveri deve assolutamente ridursi, mediante la riduzione drastica degli stipendi di questi signori. Basti pensare che se cook guadagnasse 300.000.000 di dollari in un anno, ne rimarrebbero altri 77.996.537 per pagare uno stipendio annuele di 25.000 dollari a circa 3000 persone! Basta fare un calcolo matematico per comprendere come si potrebbe ridurre notevolmente la povertà nel mondo, semplicemente ponendo un tetto agli stipendi di questi manager e reinvestendo la restante parte nell’assunzione di lavoratori! Ma come si può chiedere sacrifici al 99% della popolazione, lasciando sempre intatti coloro che di sacrifici ne potrebbero fare tanti? Solo la redistribuzione delle ricchezze potrà tirarci fuori da questa situazione, ma fin quando gli stati saranno governati da politici o tecnici espressione degli stessi poteri forti che posseggono la totalità della ricchezza mondiale, non se ne caverà un ragno dal buco! La matematica non è un’opinione…

Associazione a delinquere di stampo liberista


Ormai il giochetto del potere è chiaro a tutti: finanzieri, banchieri, faccendieri, politicanti, multinazionali hanno soltanto indebitato, e continuano a farlo, gli stati per realizzare profitti. Tutti devono oggi fare sacrifici tranne loro. Si tagliano le pensioni, si cerca anzi di non darle innalzando l’età pensionabile, si licenziano i dipendenti pubblici, si rende sempre più precario il mercato del lavoro, si spostano gli insediamenti produttivi nei paesi “poveri” per sfruttarne la manodopera, ma non si tassano le rendite finanziarie, non si tassano i grandi patrimoni, non si eliminano i privilegi dei politici! Si continua a tagliare la spesa sociale, sfaldando il tessuto sociale, pur di mantenere e tutelare i grandi patrimoni, i megaprofitti dei pochi. La forbice tra ricchi e poveri si allarga a dismisura, con sempre meno ricchi ma stramiliardari e sempre più poveri, come dimostra il segno positivo della spesa per i beni di lusso, mentre i consumi ordinari continuano a contrarsi. Per la maggior parte della popolazione è sempre più difficile comprare anche il pane per mangiare, mentre c’è chi continua ad acquistare yacht, auto di lusso e mega ville! L’economia non è un’opinione: se si vuole risollevare il sistema occorre rivolgerlo completamente, mediante una cospicua redistribuzione delle ricchezze. Tutti hanno il diritto di vivere dignitosamente, dal Manzanarre al Reno, dall’India all’Africa, dall’Europa all’America Latina. Allora si cominci a farlo, prima che sia troppo tardi, perché la salvezza economica del mondo intero non può prescindere dalla costruzione di una società diversa, dove il primo obbiettivo deve essere la dignità dell’essere umano e non il profitto. Basta allora con lo schiavismo delle multinazionali, basta con le speculazioni in borsa, basta con il debito degli stati, basta con il professionismo della politica! Occorre una diversa concezione del potere, che deve essere al servizio della collettività e non della grande finanza. Chi non ha ancora capito questo è soltanto chi cerca di salvare il salvabile, ossia il proprio interesse personalistico, senza rendersi conto che la soddisfazione per lo stesso diminuisce mano a mano che il mondo sprofonda nel baratro della povertà planetaria.

La corsa al profitto

29 marzo 2011 2 commenti

Banconote - Ricchezza e povertà i tempo di crisiAdesso abbiamo compreso il fondamento delle dichiarazioni ottimistiche del dittatorello sulla crisi economica degli ultimi tempi: lui nell’ultimo anno ha raddoppiato il proprio reddito. Altro che crisi, dunque!!! La crisi economica del capitalismo determina un effetto strano: chi è ricco si arricchisce ancor di più, chi non è ricco diventa povero. Insomma, la forbice sociale, che il capitalismo inevitabilmente allarga, raggiunge la massima divaricazione quando subentra la crisi del sistema. Sembra un paradosso, perché se il capitalismo implica benessere, la crisi dello stesso dovrebbe  causare una riduzione del profitto per chi con il capitalismo lo produce. Tutto questo ci mostra, se ancora ce ne fosse bisogno, qual è il vero male dell’età moderna: il profitto. La corsa sfrenata al profitto spinge al potere, allo scopo di acquisire una posizione sociale che rende profitto. La corsa al profitto conduce alle dittature, alla corruzione, alle guerre, alla delinquenza: avete mai visto un dittatore semplicemente benestante? Mai! Sempre possessori di tesori inestimabili, come dimostrano gli eventi degli ultimi mesi: Mubarak, Gheddafi e gli altri. Avete mai visto una guerra generata da scopi diversi che l’accaparramento di territori ricchi di materie prime che portano profitto? Mai! Basti considerare gli ultimi eventi: Iraq, Libia. Come mai l’Occidente che si autodefinisce “esportatore di democrazia” non interviene in Siria? Forse perché in Siria non c’é petrolio? Allora, il profitto è la fonte delle ingiustizie dei nostri tempi. Dietro un finto benessere collettivo, nasconde l’avidità dei pochi, il cui unico scopo nella vita è arricchirsi, perché il denaro è potere. Pertanto, il capitalismo non è affatto lo strumento di aumento del benessere della collettività, ma soltanto un modo per massimizzare l’individualismo a scapito degli ultimi. Gli ultimi, quindi, diventano meri numeri, o perché concorrono a realizzare il profitto consumando i prodotti, oppure perché esprimono il loro voto in cambio della promessa del posto di lavoro. Il profitto, in altre parole, sopprime l’umanità. Di recente, vedendo uno dei molteplici servizi sul terremoto in Giappone, a fronte dei 20000 tra morti e dispersi e del disastro nucleare, hanno intervistato un imprenditore giapponese che, quasi benedicendo l’evento, ha evidenziato come lo stesso possa costituire un’opportunità per l’economia, in quanto la ricostruzione porterà ricchezza alle imprese dell’edilizia. Cos’è questa? Realpolitik? No! E’ lo squallore di quei pochi che, come detto, vivono solo ed esclusivamente per il profitto. Se siamo nel 2011 e ancora si muore di malattie, la colpa è del profitto, perché se i soldi spesi per le armi e le guerre, oppure quelli persi per la corruzione venissero investiti nella ricerca, forse oggi l’uomo morirebbe di meno per i tumori. Ma in questo modo, le case farmaceutiche non potrebbero vendere i loro farmaci chemioterapici, riducendo conseguentemente i propri profitti. Si potrebbero elencare centinaia di vicende analoghe, le quali provano come il profitto sia alla base di ogni azione deliquenziale e liberticida: si pensi al caso Fiat per restare in Italia. La verità, dunque, è il che il profitto, che costituisce il fulcro del sistema capitalistico moderno, annulla l’essere umano, rendendolo schiavo di schemi e paradigmi di vita incompatibili con la natura del mondo in cui vive, distruggendolo e rendendolo sempre meno “umanitario”. In questo mondo, io sto con gli ultimi, perché, come dice Don Gallo, le ideologie possono essere sbagliate, stare con gli ultimi non è un’ideologia e quindi non è sbagliato. Ma prima o poi, gli ultimi saranno i primi e non in senso biblico, perché è su questa terra che il sogno di un cambiamento epocale deve realizzarsi.

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